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IL MIO CANE NON È UN GENIO… O FORSE SI!

IL MIO CANE NON È UN GENIO… O FORSE SI!

Bart è stato salvato dalla strada un uggioso sabato pomeriggio di 3 anni fa  e inserito in casa con Salvo che viveva con noi già da 6 anni. Mai avuto cani così diversi fra loro. Salvo ubbidiente, affettuoso, il tipico cane che pende dalle labbra degli umani e Bart di una disobbedienza inimmaginabile. Non era stupido, era semplicemente un anarchico … Non era il primo cane che addestravo eppure per me Bart ha rappresentato un bel rompicapo perché non riuscivo in alcun modo a entrare nella sua testa. Capivo che aveva delle enormi potenzialità ma non riuscivo a valicare quella barriera di furbizia e di apparante indifferenza canina che aveva nei nostri confronti. Durante gli esercizi potevo anche presentargli al posto di un biscottino un pollo arrosto ma se decideva che era meglio andare a caccia di lucertole se ne disinteressava completamente del pollo.. Nessun metodo, classico o operante, clicker, cibo abbinato ad uno schema di rinforzo alternato, continuo, prima della pappa, molto dopo la pappa, wurstel, pollo, fegato e chi più ne ha ne metta funzionava con lui. E’ stato allora che mi sono detta che l’addestramento del cane non poteva basarsi solo su due meccanismi, perché con lui non funzionavano o meglio funzionavano poco e che doveva esserci qualcosa di diverso che mi consentisse di entrare nel pensiero di Bart. Et voilà! Si chiama cognitivismo, anzi rivoluzione cognitivista perché ha sovvertito tutto quello in cui finora abbiamo creduto ciecamente. A differenza del comportamentismo, nel cognitivismo si parla di più forme di intelligenza. Proprio come nelle persone anche gli animali possono dimostrarsi abili e geniali in determinati ambiti e non in altri e non solo! L’approccio cognitivo funziona con tutti i cani perché quando risolvono un problema, sono in grado di compiere deduzioni logiche o generalizzazioni. Con questo non voglio dire che gli attuali metodi di addestramento non funzionano, anche perché i cani effettivamente vengono addestrati a fare le cose più strabilianti. Voglio solo dire che spesso noi educatori non riusciamo a capire quali metodi siamo più efficaci con cani come Bart. L’addestramento cognitivo serve ad individuare i vari modi in cui i cani imparano ma anche i limiti e le contraddizioni che possono rallentare l’apprendimento se non addirittura bloccarlo. E per superare questi ostacoli nell’apprendimento possiamo elaborare strategie che attingono al genio stesso dei cani.

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